domenica 18 maggio 2014

INFORMIAMO I CITTADINI PERCHÉ' NO TRIV

LA TRASMISSIONE DI REPORT CHE PARLA DI QUESTO ARGOMENTO

GUARDATELO  E RENDIAMOCI  CONTO COSA SIGNIFICANO LE TRIVELLAZIONI

 Puntata del 12/05/2014

Shale caos

di Roberto Pozzan - Ambiente

Quale sarà il futuro dell’approvvigionamento energetico del nostro paese e dell’Europa? Possiamo continuare a basarlo sulle energie fossili o ci sono nuove frontiere per l’estrazione di gas e petrolio che possono essere percorribili come alcuni credono?

Per capire meglio abbiamo fatto un viaggio tra gli stati di New York, Pennsylvania e Texas. Siamo stati nei luoghi dove si sta praticando l’estrazione dello shale gas, attraverso la pratica del fracking, la frantumazione del sottosuolo attraverso pressioni e solventi chimici. Una tecnica che consente di estrarre il gas e il petrolio intrappolati tra le rocce.
Con conseguenze per gli abitanti che dai loro rubinetti vedono uscire acqua puzzolente che s’incendia a causa del metano che a seguito delle frantumazioni è penetrato nella falda acquifera.
Ma è questo il futuro che ci aspetta? Abbiamo incontrato gli esperti delle più importanti università americane che ci hanno rivelato i limiti e pericoli ambientali del fracking ma anche gli inconvenienti economici di quello che viene presentato come il nuovo “rinascimento energetico” d’oltre oceano.
Ma l’aspetto più inquietante è che alcuni autorevoli studi proverebbero una correlazione tra l’estrazione dello shale gas e i terremoti.

Eppure il fracking sta prendendo piede sempre di più, e ora rischia di attecchire anche in Europa. In Inghilterra il governo Cameron sta investendo per l’estrazione dello shale gas. E qualcuno vorrebbe pure estrarlo nella pianura padana . Alla luce delle informazioni disponibili, si può capire se esiste una correlazione fra il terremoto in Emilia Romagna e le pratiche di estrazione? E soprattutto lo stoccaggio di idrocarburi nelle zone altamente sismiche del nostro paese, e’ ancora praticabili alla luce delle nuove scoperte sulla relazione tra estrazione e iniezione di fluidi nel sottosuolo e sismicità? E cosa sa la nostra classe dirigente di questi temi? E’ informata al punto tale da poter decidere per il meglio?

giovedì 15 maggio 2014

IL LABORATORI DELLE IDEE

PERCHÉ CI DOBBIAMO CREDERE!?
La nostra idea e quella di dare il giusto sprono ai nostri giovani che con le idee giuste
possono rivoluzionare il nostro modo di vedere le cose e il mondo che ci circonda, non dobbiamo illuderli, o farli cullare su proposte e promesse che poi si trasformano in grandi illusioni e delusioni,
il laboratorio delle idee e un modo per convogliare le nostre forze, raccogliere le idee dei giovani  e meno giovani,  e di promuovere ed aiutare chi vuole scommettere su se stesso,
elementi essenziali per un auto coscienza di se stessi, di una consapevolezza delle proprie forze di un accrescimento della propria auto stima e di conseguenza della voglia di creare il proprio futuro sulle proprie gambe.
TUTTO QUESTO CON L'AIUTO DI PROFESSIONISTI CHE L'AMMINISTRAZIONE METTERÀ A DISPOSIZIONE DI TUTTI QUELLI CHE LO VORRANNO


Ecco 46 nuovi lavori per il 2030

Dal "vertical farmer" al "digital architect" quali saranno le professioni più richieste tra dieci e vent’anni, quando i nostri figli entreranno nel mondo del lavoro

di Anna Maria Angelone  articolo di (Panorama .IT)

Qui di seguito, tutte le professioni che tra 20 anni hanno le maggiori probabilità di essere le più diffuse nei paesi industrializzati, secondo le previsioni di alcuni fra i principali centri studi in campo occupazionale, a partire dal Bureau of labor statistics del Dipartimento americano del Lavoro. I settori più all’avanguardia saranno indubbiamente quelli ad alto contenuto tecnologico e della green economy. Ma anche la più tradizionale assistenza alla persona avrà un forte sviluppo, a causa dell’invecchiamento della popolazione.
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Se guardando vostro figlio giocare sulla spiaggia vi chiedete che cosa farà da grande, o che lavoro aspetterà voi tra 20 anni, ebbene potete partire da tre certezze. Innanzitutto l’arco di ogni vita si snoderà fra almeno due o tre mestieri diversi. In secondo luogo molti di questi lavori oggi non esistono, mentre alcune professioni attuali, come l’impiegato di banca, il postino o l’operatore di call center, sono destinate a scomparire. Infine la chiave del futuro sarà l’adattabilità, perché nel mercato globale tutto cambia di continuo.
Questo, almeno, dicono le previsioni degli esperti. Che certamente vanno prese con qualche cautela, quando ipotizzano mestieri come «guida turistica spaziale» o «filosofo di etica delle nuove scienze». Ma, se non altro, sanno indicarci dove stiamo andando. Negli Stati Uniti, il paese all’avanguardia nelle proiezioni, il Bureau of labor statistics del dipartimento del Lavoro stila previsioni a 10-20 anni su quali mestieri e settori avranno la più rapida crescita, stimando il numero di posti creati, e quali carriere, invece, subiranno un declino. Che cosa prevede Washington, dunque?
La classifica dei 50 lavori più richiesti nel futuro dell’America vede al primo posto l’infermiera. Una professione non nuova, è certo. Ma in realtà l’intero settore della cura alla persona è atteso come uno dei due volani occupazionali da qui a 20 anni. Non solo per l’invecchiamento della popolazione (fattore comune a tutti i paesi industrializzati, con un’aspettativa media di vita che sfiorerà gli 85 anni nel 2040), ma per altri solidi motivi: il sostegno al settore assicurativo per l’assistenza sanitaria e gli investimenti nella ricerca scientifica, dai farmaci ai macchinari, dalla robotica alla biotecnologia. Da qui, insomma, verranno fuori molti mestieri nuovi di zecca.
Nell’ambito dei servizi sociali, per esempio, si svilupperanno gli «home carer», ovvero chi assisterà i più maturi a casa; gli «experimental therapist», che proporranno trattamenti alternativi ai pazienti; e il«memory augmentation surgeon», il medico che aiuterà gli anziani a conservare la memoria. Altre opportunità verranno da nanotecnologie e biotecnologie. Come il «body part maker», che produrrà in laboratorio membra o tessuti per ricostruire il corpo umano; o il «nano-medico», che creerà microimpianti di monitoraggio della salute o automedicazione dei malati. E ancora il«bioinformationist», lo scienziato che combinerà la genetica con lo sviluppo di medicinali e terapie cliniche; o il «geomicrobiologist», che studierà come i microrganismi possono dare nuovi farmaci o combattere l’inquinamento.
Le proiezioni americane, aggiornate ogni biennio, seguono una metodologia che incrocia istruzione, formazione, esperienza professionale e aree economiche, assumendo un mercato in equilibrio, e si sono rivelate affidabili nel tempo (in assenza di recessioni o shock imprevisti). Perciò è la fonte più usata per la programmazione a livello nazionale: dai politici per decidere quali misure di stimolo varare, dalle agenzie di collocamento per la formazione, dalle università per adeguare l’offerta con nuovi corsi e, infine, dalle famiglie e dai figli per scegliere il lavoro. Perché, e qui sta la prima grande differenza fra Usa ed Europa, il lavoro in America è vissuto in termini di competitività: la carenza di certe figure professionali rischia di far perdere il treno della crescita. Tant’è vero che, quando mancano competenze, come sta accadendo oggi per l’uscita dal mercato dei baby boomer arrivati alla pensione, si importano dall’estero. Come nelle intenzioni della riforma sull’immigrazione appena messa a punto dal presidente Barack Obama.
Più in generale, gli Usa prevedono una sorta di separazione delle competenze, che saranno o molto alte o molto basse. Scompare, insomma, il lavoratore medio. Mentre fra i lavori in forte crescita ci sono gli autisti, i giardinieri, i riparatori di biciclette, gli idraulici, come ha ricordato il sindaco di New York, Michael Bloomberg, invitando gli americani a riconsiderare queste professioni. Fra i lavori tradizionali, tuttavia, ci sarà posto anche per evoluzioni più avanzate: per esempio, il«compcierge», cioè il portiere d’albergo addestrato per guasti a computer e informatica, o il«broadband architect», un elettricista del futuro capace di organizzare i contenuti interattivi di internet sulle tv in casa.
L’altro grande motore di lavoro negli Stati Uniti continuerà a essere l’alta innovazione. «Questo è ancora il paese tecnologicamente più avanzato» conferma Gaetano Pellicano, advisor dell’ambasciata Usa e responsabile del programma Fulbright-Best per i giovani italiani nella Silicon Valley. «I cluster più grandi come la Silicon Valley, il Texas, il North Carolina si rafforzeranno e saranno una calamita per molti lavoratori. Ma anche una fucina di nuovi mestieri. Senza contare l’effetto moltiplicatore: per ogni lavoro nuovo creato da Google ce ne sono almeno cinque creati in altri settori».
Nell’ambito della realtà aumentata, avanza il «digital architect», evoluzione dell’odierno architetto che disegnerà edifici virtuali. In ascesa anche gli esperti delle stampanti 3D, che utilizzano materiali plastici sparati dal laser per costruire oggetti a piacimento. Ian Pearson, futurologo inglese e autore del libro You tomorrow, vede un potenziale altissimo in questo settore. Ma a Panoramachiarisce: «Se il 90 per cento del lavoro è fatto da tecnologia, il tuo lavoro non esiste più. Eppure, non sarà così. C’è assoluto bisogno di competenze umane e molti mestieri tradizionali resteranno».
Alcune tendenze americane si ritrovano anche nel Vecchio continente. Come conferma il commissario europeo all’Occupazione, László Andor: «La crescita di posti di lavoro si concentrerà in tre aree chiave: l’economia verde, i servizi sanitari, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Secondo le nostre previsioni, il potenziale è enorme. Ma sarà fondamentaleinvestire nell’istruzione e nella formazione». Bruxelles ha presentato un pacchetto per sostenere le prospettive occupazionali del futuro, stimando che solo i «green job» creerebbero oltre 20 milioni di posti di lavoro già dal 2020. Quali nuovi mestieri si profilano?
In ambito energetico, ormai indispensabile è l’«energy manager», che dovrà tagliare i consumi di edifici pubblici, privati e aziende. Fra le figure emergenti, spiccano il manager delle stazioni di rifornimento d’idrogeno e il riciclatore di uranio (per convertire quello usato a fini militari in materiale per le centrali nucleari). Contro l’esplosione delle emissioni nocive si svilupperanno il«traceability manager», che studierà l’intera catena dei fornitori per evitare di comprare prodotti troppo inquinanti, o il «cloud controller», per verificare la capacità di riflettere le radiazioni solari delle nuvole sopra le nostre teste. E, ancora, il riciclatore tecnologico, per smaltire o riciclare la tecnologia in disuso.
Uno studio del governo britannico, FastFuture, prevede fra i 20 nuovi mestieri del 2030 l’«agricoltore verticale», che curerà coltivazioni su edifici a più piani in città per ridurre lo sfruttamento del suolo; o il «broker del tempo», che si occuperà di come pagare le persone con il tempo invece dei soldi. E il «personal brander», una specie di consulente per costruire e gestire noi stessi come un marchio di qualità, anche attraverso i social media. Senza contare l’esplosione dei mestieri intorno a internet (ben 21 i profili «digitali»).
Quanto alle competenze, anche se qualcuno ipotizza la stessa tendenza americana, prevale la convinzione che nel mercato europeo ci sarà piuttosto un graduale spostamento verso l’alto: in pratica, tenderanno a ridursi i mestieri di basso profilo che aumenteranno di livello, come anche quelli medi o alti. Va inoltre considerato che, con la globalizzazione, prodotti e distretti industriali si sono spostati altrove e quindi serviranno più mobilità qualifiche più trasversali. Come sottolinea Bruno Busacca, direttore della Sda Bocconi, la scuola che forma i vertici aziendali. «Come sarà il manager del futuro? Dovrà conoscere sempre meglio il business e sapere come valorizzarlo. In una parola, avere competenze sempre più trasversali, gestire anche l’interculturalità e l’intergenerazionalità della forza lavoro. Inoltre dovrà stimolare con continuità i processi di innovazione e quindi essere non solo manager, ma anche imprenditore».
in Italia? La Fondazione ItaliaOrienta ha messo insieme le previsioni disponibili da varie fonti. «Abbiamo aggregato i numeri elaborati seguendo una logica» spiega Antonio Cocozza, docente di scienze della formazione all’Università degli Studi Roma Tre e direttore scientifico della fondazione. «Separare i settori che hanno una forte tradizione in Italia, e che non spariranno, da altri più deboli. Ebbene, ingegneria, economia e statistica appaiono favorite».
Anche l’agroalimentare conoscerà una nuova primavera (nel 2012 si è registrato il 2,2 per cento di aziende nuove create da giovani sotto i 30 anni) e genererà una gamma di figure, come il personal trainer dell’orto. Ma nel boom dei mestieri della terra c’è un futuro che già s’inizia a sperimentare. Due giovani lucani, laureati in tecnologie alimentari, hanno creato la prima coltivazione di funghi recuperando i fondi del caffè; un agricoltore salentino ha inventato un metodo ecologico per estrarre la fibra di fico d’India con cui riveste complementi d’arredo di design.
Per sfruttare tutte le possibilità, tuttavia, ci sarà bisogno di una vera rivoluzione. Innanzitutto nell’istruzione. «Dobbiamo recuperare un ritardo storico» avverte Andrea Cammelli, presidente di AlmaLaurea. «Nella popolazione tra 25 e 34 anni gli Stati Uniti hanno 42 laureati su 100 e l’Italia appena 21. Nell’Unione Europea il 44 per cento dei manager ha la laurea o specializzazione superiore; in Italia solo il 15, mentre il 37 per cento ha la scuola dell’obbligo». Eppure, l’obiezione più comune è che in Italia ci siano troppi giovani laureati a spasso. Valutazione parzialmente sbagliata. «C’è un problema di scarsa trasparenza fra domanda e offerta che non s’incontrano» puntualizza Ferruccio Dardanello, presidente dell’Unioncamere. «Poi c’è una carenza di formazione, perché spesso il lavoro non è adatto al lavoratore, o viceversa. Infine c’è un fattore culturale: anni fa nessuno voleva fare il cuoco, era consierato un lavoro di “serie B”; oggi tutti vorrebbero fare lo chef».
Ma non è tutto. «Ai lavoratori fra 20-30 anni» prevede Riccardo Pietrabissa, docente di bioingegneria al Politecnico di Milano «serviranno tre “commodity” di lavoro: parlare molto bene almeno l’inglese, conoscere le nuove tecnologie e saper leggere un bilancio». Oltre a una buona preparazione generale perché, sottolinea Pietrabissa, «il mercato oggi cambia di continuo e non conta quello che sai fare, ma l’attitudine a fare un lavoro e a impararlo facilmente. Il lavoratore del 2030 dovrà capire e risolvere problemi più complessi di oggi».
Servirebbe anche altro. «L’Italia ha bisogno di un vero piano strategico a 20-50 anni» raccomanda Marco Ceresa, managing director della Randstad, società leader al mondo nella selezione delle risorse umane. «Vogliamo puntare sul turismo, sul patrimonio artistico, sul food? Allora bisogna formare persone adatte ai nuovi mestieri per essere competitivi lì. La verità è che oggi non lo sappiamo e formiamo lavoratori pensando solo ai fabbisogni immediati».
Insomma, serve una visione a lungo termine. «Occorrono una più efficiente programmazione e una migliore formazione, ma anche un cambio di mentalità» avverte Corrado Passera, già ministro dello Sviluppo economico. «Fino a 20 anni fa la laurea era un’assicurazione per la vita, oggi non è più così. Il pezzo di carta non basta, servono determinazione e voglia di competere. E l’Italia è piena dimestieri artigianali e artistici, oggi molto evoluti grazie alla tecnologia, di gran successo. Pensiamo al restauro».
Bisogna tenere presente il quadro completo delle opportunità occupazionali. «È fondamentale investire in ricerca e sviluppo, però attenzione a non sottovalutare i settori tradizionali, perché la crescita non verrà soltanto da quelli innovativi» prosegue Passera. Che, da padre, conclude: «Ho una figlia medico e uno imprenditore; i due più piccoli, ovviamente, non hanno ancora scelto la loro strada. Ma ai genitori consiglio uno sforzo per lo studio dell’inglese già prima delle elementari: può sembrare banale ricordarlo, ma è lo strumento di maggiore libertà che si può dare ai figli per il lavoro del futuro». Lui e sua moglie, con i piccoli Luce e Giovanni, hanno già cominciato a prepararsi. 

lunedì 12 maggio 2014

"PIÙ RICICLI PIÙ RISPARMI"

"PIÙ RICICLI PIÙ RISPARMI"

5 modi per guadagnare con il riciclo e la raccolta differenziata

Il nostro modo di vedere la differenziata è  quello di incentivare il cittadino.

FARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA GRAVANDO SULLE TASCHE DEI CITTADINI E NON PREMIANDOLI, NON RITENIAMO ESSERE LA SOLUZIONE MIGLIORE.
IL NOSTRO SLOGAN DEVE ESSERE 
"PIÙ RICICLI PIÙ RISPARMI"

ANDIAMO IN QUESTA DIREZIONE 
raccolta differenziata guadagno
Guadagnare dalla spazzatura si può! Trasformare i rifiuti in risorse...e sconti pure! Ed è così che anche in Italia stanno cominciando a difforndersi nei comuni, nella grande distribuzione o nelle scuole postazioni di raccolta automatica a cui accedere liberamente e dalle quali ottenere degli sconti o dei buoni da utilizzare per la propria spesa, ma anche premi di altra entità, in modo da incentivare i cittadini alle buone pratiche e da evitare la scorretta tendenza all’accumulo di rifiuti lungo le strade ed in luoghi non destinati ad essi.

In Norvegia e in generale nel Nord Europa i punti di raccolta automatici dei rifiuti rappresentano già da tempo una realtà concreta, volta a promuovere comportamenti corretti e civili da parte della comunità dei cittadini, Proprio un anno fa, tra ragazzi avevano testato il funzionamento di uno dei dispositivi norvegesi,ottenendo uno sconto di sei euro sulla spesa ed affermando che sistemi simili avrebbero potuto rappresentare un ottimo spunto per la soluzione dell’emergenza rifiuti napoletana. Eccone alcuni esempi nostrani, la cui diffusione sta avvenendo progressivamente in tutta la penisola.

1) Ecobank

ecobank

Ecobank è un progetto della Regione Piemonte attivo dal 2009. Esso consiste nella raccolta differenziata di contenitori per le bevande, con particolare riferimento alle bottiglie di plastica ed ai contenitori di alluminio, tramite postazioni automatiche facilmente accessibili dai cittadini. In cambio si riceveranno dei buoni spesa da utilizzare nei supermercati convenzionati. I vuoti a perdere si trasformano così in vuoti a rendere, educando alla corretta differenziazione dei rifiuti. Le postazioni Ecobank si trovano attualmente nei Comuni di Venaria Reale (TO), Valenza (AL) e Alessandria.

2) Ecopunto

ecopunto

 

Ecopunto è una bottega del baratto che aiuta la differenziata. Nel 2010 vi avevamo presentato l’Ecopunto di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove era ed è tuttora possibile barattare prodotti destinati ad essere riciclati, e che hanno perso qualsiasi utilità per il consumatore, con beni alimentari grazie ai quali arricchire la propria spesamediante una raccolta punti basata sulle quantità di rifiuti consegnati. Il fenomeno si è via via diffuso in varie zone della Sicilia ed Ecopunto è ora presente anche a Barcellona Pozzo di Gotto, Cinisi e Terrasini, con nuove aperture previste in altre località.

3) RePaperMe/Eurven

eurven_repaperMe

Da novembre 2011 anche in Italia la raccolta differenziata della carta si fa al supermercato grazie a RePaperMeil primo compattatore di carta e cartone in grado di calcolare la quantità raccolta e, in proporzione, destinare punti premio utili per ottenere sconti sui prodotti in vendita, accumulati grazie ad una carta fedeltà. Al progetto hanno già dato la propria adesione catene della grande distribuzione come Despar, con alcuni punti vendita attualmente attivi in Lombardia.

4) Mr Pet

MrPET

Mr Pet è un sistema di raccolta della plastica basato sulla remunerazione dell’utente nato nei primi anni del 2000 ed attivo nei supermercati grazie alla presenza di contenitori automatici predisposti per l’inserimento dei rifiuti e la ricezione automatica di punti da raccogliere in una card personale e da utilizzare per la spesa. E’ tuttora in corso l’evoluzione 2.0 di Mr Pet, che manterrà comunque validi i punti accumulati fino a questo momento.

5) RD Italia

RD italia

Dal 2009 a Napoli, grazie alla raccolta differenziata, i rifiuti diventano premiRD Italia mette a disposizione di Comuni, Enti Pubblici ed imprese private delle macchine per la raccolta di lattine e bottiglie che premiano la buona pratica della differenziazione dei rifiuti grazie ad incentivi per i cittadini, consistenti in prodotti omaggio di diversa entità a seconda dl luogo in cui il punto di raccolta è collocato. Attualmente tramite il progetto EcoEtica il servizio è attivo in tre scuole superiori della provincia di Napoli, mentre si avvalgono delle macchine automatiche RD Italia anche le catene di supermercati Conad Adriatico Sigma e, per la prima volta in Italia una stazione di servizio di Vicenza in cui la spazzatura si trasforma in sconti benzina. Di questi tempi, mica male no?

Marta Albè 

mercoledì 7 maggio 2014

IMPEGNI PER GLI AGRICOLTORI E SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO

UNA GRANDE RISORSA DA SVILUPPARE 
per tutti gli agricoltori si avvieranno progetti  per l a produzione di energia elettrica e termica alimentata a fonti rinnovabili come combustibili reflui zootecnici e biomassa vegetale, per privato e gruppi di privati, vi spiegheremo cosa e come fare.

PRIMO COMIZIO "PER BASELICE"


VENERDÌ  09/05/2014 PIAZZA CONVENTO ORE 21:30
NON MANCATE

martedì 6 maggio 2014

DIFENDIAMO IL TERRITORIO

DIFENDIAMO IL NOSTRO AMBIENTE




IL NOSTRO TERRITORIO E' MINACCIATO UNIAMOCI PER

 DIFENDERLO




A BREVE CI SARA' UN INCONTRO CON TUTTI GLI AGRICOLTORI DI BASELICE CON UN ESPERTO REGIONALE IN MATERIA DI CONTRIBUTI 
ED INIZIATIVE POSSIBILI